Compianto sul Cristo Morto

Dipinto, cm. 202 x 156

Chi viene ad Airola, nella storica Valle Caudina, non può fare a meno di visitare la magnifica chiesa dell’Annunziata, classico esempio di arte settecentesca, caratterizzata dalla coesistenza di più stili e tendenze culturali.

L’impianto della chiesa è a tre navate e presenta agli altari laterali dipinti di notevole fattura di scuola napoletana. Ma la parte da non perdere è la Sacrestia.

Si tratta di uno straordinario scrigno d’arte, dalle pareti laterali sporgono figure allegoriche,  stucchi e decorazioni di rara bellezza.

La Sacrestia è stata ultimata nel 1727. A seguito dei danni causati dal terremoto del 1980, è stata interessata, tra il 2012 e il 2013,  da un attento restauro curato dalla Soprintendenza di Caserta e Benevento.

Ma il vero capolavoro è il “Compianto sul Cristo morto”, un’opera di altissimo valore storico ed artistico, eseguita alla fine degli anni venti del Settecento, ed attribuita al pittore napoletano Francesco De Mura, allievo del Solimena.

Anch’essa è stata restaurata, nel 2010, grazie al contributo dell’associazione culturale italoamericana di New York.

Un gesto di grande sensibilità che ha consentito di recuperare un vero gioiello d’arte e riportarlo di nuovo all’attenzione delle nuove generazioni, per ammirarlo in tutti i suoi dettagli.

A Francesco De Mura, artista di spiccata individualità nel Settecento italiano, viene attribuito il dipinto ad olio su tela eseguito nel terzo decennio del sec. XVIII, raffigurante un Compianto sul Cristo morto.

Nel dipinto vediamo il Salvatore appena deposto dalla Croce e disteso sul lenzuolo di lino portato da Giuseppe d’Arimatea, sufficientemente lungo da poter essere ripiegato sopra il corpo di Gesù: è la Sacra Sindone, reliquia conservata nel Duomo di Torino.

Il corpo plastico esanime di Cristo è sorretto da un cherubino e sulla sinistra, il sereno intimismo della Vergine trafitta, con le mani in preghiera, accentua la triste sorte toccata al corpo del Figlio e l’incapacità di osservarlo in così misero stato.

Lo sguardo affranto della Vergine è rivolto verso l’alto. La Maria Maddalena, dai lunghi capelli biondi, prostrata piange silenziosamente rendendo l’estremo tributo a Gesù prima che sia riposto nel sepolcro, il cui coperchio è già aperto e il suo vuoto è scrutato dal cherubino in alto.

In primo piano in basso, sulla destra, l’iscrizione su cartiglio I.N.R.I., acronimo che sta per Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, Gesù di Nazaret Re dei Giudei. Si tratta appunto della motivazione della sentenza di morte, ufficialmente legata alla pretesa di Gesù di essere riconosciuto come re.

In questo dipinto, ricco di suggestioni, l’attenzione è focalizzata sul tema profondamente umano della morte che raggiunge vette di intensa emozionalità.