Assunzione della Vergine

Nell’incantevole sacrestia, risalente al 1727, è possibile oggi riammirare sotto la volta, nella sua originaria cornice mistilinea in stucco dorato e mistura, il grande affresco raffigurante l’“Assunzione della Vergine”, eseguito, subito dopo la costruzione della sacrestia, dall’artista napoletano Francesco De Mura, che nei primi decenni del ‘700 rappresentava uno dei seguaci di più stretta osservanza dei modi di Solimena.

L’Assunzione della Vergine Maria al cielo è un’opera giovanile di Francesco De Mura per altro non finita.

Nell’affresco gli Apostoli, disposti in primo piano su una scala monumentale, assistono meravigliati all’evento in atteggiamento adorante, mettendo in evidenza il senso prospettico della gradinata; la Vergine, elegante nei movimenti, con un volto radioso, colto nell’attimo dell’estasi, si libra sulle nuvole, assisa, potente e maestosa con una veste bianca ed un manto blu scuro, reso in modo estremamente naturalistico, gonfiato dal vento che ce lo fa percepire in tutto il suo volume.

La Madonna è attorniata da uno schiera di angeli festosi, raffigurati in scorci piuttosto audaci, che si muovono morbidamente nell’azzurro del cielo.

L’opera è caratterizzata da calde e luminose tinte, tipiche della pittura napoletana che offrono, allo sguardo e alla contemplazione di chi l’osserva, una scena completa e piacevole.

L’“Assunzione della Vergine” fu eseguito dall’artista napoletano Francesco De Mura, uno degli allievi del Solimena. Quando gli fu commissionato il lavoro, De Mura, appena trentenne, aveva da poco lasciato la bottega del suo maestro, Francesco Solimena, ed era già autore di diverse tele eseguite per le chiese di Napoli. Nell’affresco dell’Annunziata di AIrola, De Mura è ormai vicino  al Rococò e al metodo luminoso di Luca Giordano. A causa del terremoto dell’80 l’affresco presentò dei danni e vennero decisi lo “strappo” e il restauro, entrambi eseguiti dal pittore Graziadei Tripodi. L’opera fu divisa in più parti e portata nei depositi del Museo Nazionale di San Martino di Napoli, dove rimase fino al 1985,  Quindi fu restituita al Comune di Airola, che la sistemò provvisoriamente nel Museo civico, dove rimase dimenticata  per 25 anni.
Solo nel dicembre del 2012, una volta terminati i lavori di restauro agli stucchi e alle cornici della sacrestia, la tela fu ricollocata sotto la volta.